Visualizzazione post con etichetta mariarosaria pugliese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mariarosaria pugliese. Mostra tutti i post

domenica 27 marzo 2011

"Notte di luna calante"

Quando Benedetto croce incontra l'opera di Basile non ha esitazione a definirla : il più antico, il più ricco ed il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari, spingendosi ad affermare che il Pentamerone sia il più bel libro italiano barocco. [...]
Nell'adattamento teatrale de La vecchia scorticata, decima favola della prima giornata, si è ritenuto opportuno assorbire tutti i suggerimenti e gli stimoli pervenuti da quest'opera tanto poco nota, ma notevole affresco di una realtà seicentesca, dove trovano respiro personaggi popolareschi che vivono pienamente la loro parlata napoletana, sapida di immagini succulente, di precettistica popolare, di doppi sensi burleschi e di contundenti invettive. [...]

Il titolo stesso Notte di luna calante, dato dall'adattamento teatrale della favola, nasce da quel bisogno prorompente e bizzarro del Basile di metaforeggiare intorno all'alternarsi, nella vita degli uomini, del giorno e della notte, del Sole e della Luna... [...]
Ed esse stesse, le due vecchie protagoniste della fiaba, sono due esseri notturni, perchè tanto brutte da farsi vedere poco, e solo al calar del sole, e soltanto quando la luna tende a smorzare il suo splendore. La stessa luna è anche complice di innamoramenti e non si sottrae al ruolo di eterna ruffiana. E quando, per sottolineare momenti importanti, alla prosa si alternano il ballo ed il canto, la favola divenuta prosa si trasforma in commedia musicale.

Chi ama trovare alla fine della storia la consueta morale non è deluso, perché oltre al verso del Sannazzaro dettato dal Basile alla fine della favola (L'invidia, figliuol mio, se stessa macera), può individuarne una più attuale : Vivi la vita sempre con coraggio, senza paura."

Pino Brancaccio


mercoledì 5 gennaio 2011

"Due partite" di C. Comencini, regia Pino Brancaccio

"In “Due partite” romanzo di Cristina Comencini, vengono messe a confronto, facendole persino scontrare due generazioni differenti.
La storia inizia negli anni '60: quattro amiche, una volta alla settimana, si incontrano per giocare a carte.
Sono quattro donne legate alla figura femminile stereotipata di quegli anni: dedite solo alla famiglia, ai figli, senza un lavoro, ma non per questo immuni da problemi e difficoltà con il proprio uomo, con i fantasmi di amanti veri o presunti. Ne emerge una generazione di donne che, per amore e rispetto della famiglia e delle convenzioni, rinuncia alle sue fantasie ed alle esigenze oggi considerate diritti sacrosanti.

Nella seconda parte conosciamo le quattro figlie delle quattro amiche del primo atto, indipendenti, capaci di scelte autonome, realizzate nel lavoro.
Le mamme amiche per passatempo, accomunate dal troppo tempo libero e dalla poca libertà; le seconde amiche senza tempo, troppo impegnate per fare due chiacchiere o una partita a carte.  

Gli uomini, che non compaiono mai ma che sono argomento cardine di tutti gli sfoghi e le discussioni delle otto donne, cambia nel passaggio generazionale: prima risultano essere i capofamiglia che gestiscono l'andamento della coppia, per poi divenire il memro della coppia da gestire per la seconda generazione di donne.

Alla chiusura del sipario resta da chiedersi se, nella conquista dell'indipendenza, della carriera, nello svincolarsi dalla convenzione quotidiana della brava moglie che è anche massaia e compagna fedele e silenziosa, le donne della seconda generazione abbiano davvero guadagnato qualcosa.

Si ha molto più l'impressione che, cambiati gli abiti, i contesti e la velocità della vita, la felicità della donna sia ancora legata ad una serenità difficile da conquistare, sia che si tratti di una manager che di una massaia.








"L'anniversario"

"C'era una volta...Pinocchio!"