martedì 28 febbraio 2012

"Serata a sorpresa" di P.Brancaccio, regia Pino Brancaccio


A che età è conveniente smettere di divertirsi?
A che età non è più permesso che ci si innamori?
E che ti po di amici si possono avere "ad una certa età"?

Sono le domande che si pone il testo scritto e diretto da Pino Brancaccio, e presentato in esclusiva per nove serate al Teatro Sant'Anna.


E' la storia di Teodorico (Pino Brancaccio), vedovo da molti anni, che ha cresciuto da solo i suoi due figli Matteo (Antonio Salvoni), tendente all'iper-controllo, precisino ed anche un po' ansioso, e Milena (Angela Gelardi), un po' mistica, un po' suora laica con la tendenza al melodramma.


Ora che ha "una certa età" i due figli si sentono in dovere di pensare a dove mettere il padre, a cosa farne, in un paradossale accostamento della persona ormai non più giovane ad un oggetto ingombrante di cui nessuno vuole occuparsi.


A completare il coro dei parenti, c'è Goffredo (Antonio Liguoro), marito di Milena, giudice di professione e moralista per vocazione, convinto che la soluzione migliore sia portare Teo in un convento per un ritiro, in attesa dela sua morte.


Ma Teo sta benissimo, si sente ancora vivo e con la voglia di divertirsi, di vivere la sua vita insieme ai suoi "particolarissimi" amici, per nulla ben visti dal condominio e dalla famiglia di Teo stessa.


Ed è durante i preparativi per una festa organizzata dagli amici Gianni (Gianni Ilardi), Ciccio (Andrea Di Ronza) e Roberto (Roberto Della Capa), che Teo incontra l'amore nell'inaspettatamente propompente e sensuale signorina Ermelinda (Erminia Sannino), procace coinquilina innamorata da sempre del nostro protagonista.


La festa inizia, con buona pace della verace portiera (Clara Salvoni) che ha poca simpatia per tutta quella chiassosa combriccola.
Così tra barzellette interrotte, liti tra la diva della comitiva Gisella (Giusy Pernice) ex cantante di varietà, Carlotta (Loredana Fiorentino) presunta ballerina ed Emilia (Mariagrazia Esposito La Rossa), una rediviva maestrina dalla penna rossa, e l'esibizione degli amici tangheri Gaetano Di Matteo e Marina De Iorio, la festa si conclude in modo...inaspettato.




Anche se nella realtà non è sempre possibile smuovere le coscienze, e tantomeno le convinzioni di chi ci ha già inquadrati in uno scomparto ben definito dandoci delle caratteristiche (vecchio, incapace di badare a sé, distratto) che spesso non meritiamo, questo testo chiude con la speranza.

Tra risate ed allegria ci lascia la speranza che, chi ci vuole bene alla fine ci comprenderà, riuscirà a mettersi nei nostri panni e, invece di giudicarci, controllarci e tenerci a bada, inizierà ad aiutarci davvero, affiancandoci nelle nostre scelte e non scegliendo al posto nostro.




Carmela Esposito







Gianni Ilardi (Gianni) e Loredana Fiorentino (Carlotta).

Angela Gelardi è Milena.
La comitiva al completo: Andrea Di Ronza (Ciccio),
Giusy Pernice (Gisella), Loredana Fiorentino (Carlotta)
Mariagrazia Esposito La Rossa (Emilia), Erminia Sannino
(Ermelinda) e Pino Brancaccio (Teodirico).
Roberto Della Capa è Roberto.
Giusy Pernice è Gisella.













martedì 14 giugno 2011

"E' asciuto pazzo 'o parruchiano" di G. Di Maio, regia Leandro Gallo



La storia è ambientata a Pietrascura, tipico paesello contadino, "dove credenze popolari e misticismi sincretizzati di superstizioni e religione fanno della gente una bandiera al vento della parola più forte".

Tutto si svolge nella casa del parroco don Sandro, della sua perpetua donna Rosa e del  sacrestano Modestino.
Mentre il parroco cerca ad ogni costo di risolvere al meglio le piccole e grandi beghe di paese, ricorrendo spesso ad ingenui sotterfugi, la perpetua ed il sacrestano Zanni non mancano mai nel dire la loro su ogni vicenda.

Le autorità di paese, nelle figure del sindaco, dell'assessore e della moglie di quest'ultimo, che non è esattamente una santa,  sembrano rispecchiare un'idea di politica appannaggio del più ricco.

Completano il quadro di strambe situazioni e personaggi più o meno probabili, la Baronessa con famiglia al seguito, impegnata dal figlio in un triangolo tra lui, la sua promessa sposa e la maestrina del paese in dolce (ed illegittima) attesa.

Per nulla aiutato dal vescovo, che anzi lo rende oggetto di angherie che paiono più dispetti, don Sandro tenterà di riportare le anime alla fede forzando la mano con qualche miracolo che di divino ha ben poco.

Come commedia dell'arte vuole sarà prorpio un furbo espediente e l'ingegno ingenuo ma non troppo dei "due servitori" di don Sandro ad accompagnare la vicenda verso una conclusione risolutiva, passando per una finta pazzia del parroco, strumento rivelatore di tutte le piccole e grandi magagne del paese.














domenica 27 marzo 2011

"Notte di luna calante"

Quando Benedetto croce incontra l'opera di Basile non ha esitazione a definirla : il più antico, il più ricco ed il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari, spingendosi ad affermare che il Pentamerone sia il più bel libro italiano barocco. [...]
Nell'adattamento teatrale de La vecchia scorticata, decima favola della prima giornata, si è ritenuto opportuno assorbire tutti i suggerimenti e gli stimoli pervenuti da quest'opera tanto poco nota, ma notevole affresco di una realtà seicentesca, dove trovano respiro personaggi popolareschi che vivono pienamente la loro parlata napoletana, sapida di immagini succulente, di precettistica popolare, di doppi sensi burleschi e di contundenti invettive. [...]

Il titolo stesso Notte di luna calante, dato dall'adattamento teatrale della favola, nasce da quel bisogno prorompente e bizzarro del Basile di metaforeggiare intorno all'alternarsi, nella vita degli uomini, del giorno e della notte, del Sole e della Luna... [...]
Ed esse stesse, le due vecchie protagoniste della fiaba, sono due esseri notturni, perchè tanto brutte da farsi vedere poco, e solo al calar del sole, e soltanto quando la luna tende a smorzare il suo splendore. La stessa luna è anche complice di innamoramenti e non si sottrae al ruolo di eterna ruffiana. E quando, per sottolineare momenti importanti, alla prosa si alternano il ballo ed il canto, la favola divenuta prosa si trasforma in commedia musicale.

Chi ama trovare alla fine della storia la consueta morale non è deluso, perché oltre al verso del Sannazzaro dettato dal Basile alla fine della favola (L'invidia, figliuol mio, se stessa macera), può individuarne una più attuale : Vivi la vita sempre con coraggio, senza paura."

Pino Brancaccio


mercoledì 5 gennaio 2011

"Due partite" di C. Comencini, regia Pino Brancaccio

"In “Due partite” romanzo di Cristina Comencini, vengono messe a confronto, facendole persino scontrare due generazioni differenti.
La storia inizia negli anni '60: quattro amiche, una volta alla settimana, si incontrano per giocare a carte.
Sono quattro donne legate alla figura femminile stereotipata di quegli anni: dedite solo alla famiglia, ai figli, senza un lavoro, ma non per questo immuni da problemi e difficoltà con il proprio uomo, con i fantasmi di amanti veri o presunti. Ne emerge una generazione di donne che, per amore e rispetto della famiglia e delle convenzioni, rinuncia alle sue fantasie ed alle esigenze oggi considerate diritti sacrosanti.

Nella seconda parte conosciamo le quattro figlie delle quattro amiche del primo atto, indipendenti, capaci di scelte autonome, realizzate nel lavoro.
Le mamme amiche per passatempo, accomunate dal troppo tempo libero e dalla poca libertà; le seconde amiche senza tempo, troppo impegnate per fare due chiacchiere o una partita a carte.  

Gli uomini, che non compaiono mai ma che sono argomento cardine di tutti gli sfoghi e le discussioni delle otto donne, cambia nel passaggio generazionale: prima risultano essere i capofamiglia che gestiscono l'andamento della coppia, per poi divenire il memro della coppia da gestire per la seconda generazione di donne.

Alla chiusura del sipario resta da chiedersi se, nella conquista dell'indipendenza, della carriera, nello svincolarsi dalla convenzione quotidiana della brava moglie che è anche massaia e compagna fedele e silenziosa, le donne della seconda generazione abbiano davvero guadagnato qualcosa.

Si ha molto più l'impressione che, cambiati gli abiti, i contesti e la velocità della vita, la felicità della donna sia ancora legata ad una serenità difficile da conquistare, sia che si tratti di una manager che di una massaia.








domenica 26 dicembre 2010

"Natale in casa Cupiello" di E.De Filippo, regia Gianni D'Ambrosio


Non c'è Natale che sia tale senza "Natale in casa Cupiello". Che sia alla televisione in versione originale con Eduardo e Pupella Maggio, o che sia na riproposizione teatrale dei giorni nostri.
Chiedetelo a Napoli. 
Anche le nuove generazioni ormai almeno una volta ella loro vita hanno rispettato la tradizione. 
E chi di noi non ha mai utilizzato  nell'intercalare quotidiano un "...te piace 'o presepio?" o un esaustivo "Tua madre non è una serva. Tua madre non serve!".
Natale in casa Cupiello nasce nel 1931 come atto unico, corrispondente all'attuale secondo atto,in cui si racconta sostanzialmente di un pranzo natalizio turbato dal dramma della gelosia. In meno di un anno l'opera riscuote un successo così ampio che fa cominciare due giorni prima la storia  aggiungendo un atto, che diventerà il primo. 

Dopo due anni Eduardo aggiunge il terzo ed ultimo atto contro il parere di Peppino che lo riteneva inutile perchè troppo scontato. A questo punto Natale in casa Cupiello ha finalmente la forma che tutti conosciamo e che portò Eduardo stesso a definirlo «un parto trigemino con una gravidanza durata quattro anni».

 
La trama, ormai notissima, racconta di Luca Cupiello (Pasquale Cirillo), che come ogni Natale, prepara il presepe, fra il disinteresse della moglie Concetta (Anna Criscuolo) e del figlio Tommasino (Gianni D'Ambrosio), che con dispetto gli ripete che a lui il presepe non piace. 

Ci sono poi i continui litigi tra il fratello di Luca, Pasqualino (Mario Frulio), e Tommasino, detto "Nennillo" dalla madre, entrambi con il tic del furto. 

Ninuccia (Angela Gelardi), l’altra figlia, ha deciso di lasciare il marito Nicolino (Antonio Mennella) per l’amante Vittorio (Antonio Salvoni), e di scrivere una lettera d’addio; Concetta, disperata, riesce a farsela consegnare. 
La missiva capita però nelle mani di Luca che, ignaro di tutto, la consegna al genero, che viene così a sapere del tradimento della moglie. 

Durante il pranzo della vigilia di Natale, i due rivali, trovatisi di fronte per la sbadataggine di Luca, si scontrano violentemente. 
Nicolino abbandona Ninuccia e Luca, resosi improvvisamente conto della situazione, cade in uno stato d’incoscienza. 
Nel delirio finale, Luca scambia Vittorio per Nicolino e fa riconciliare involontariamente i due amanti; e Tommasino gli dirà finalmente che il presepe gli piace.

















"L'anniversario"

"C'era una volta...Pinocchio!"