martedì 22 novembre 2011
martedì 14 giugno 2011
"E' asciuto pazzo 'o parruchiano" di G. Di Maio, regia Leandro Gallo
La storia è ambientata a Pietrascura, tipico paesello contadino, "dove credenze popolari e misticismi sincretizzati di superstizioni e religione fanno della gente una bandiera al vento della parola più forte".
Tutto si svolge nella casa
del parroco don Sandro, della sua perpetua donna Rosa e del sacrestano Modestino.
Mentre il parroco cerca ad ogni costo di risolvere al meglio le piccole e grandi beghe di paese, ricorrendo spesso ad ingenui sotterfugi, la perpetua ed il sacrestano Zanni non mancano mai nel dire la loro su ogni vicenda.Le autorità di paese, nelle figure del sindaco, dell'assessore e della moglie di quest'ultimo, che non è esattamente una santa, sembrano rispecchiare un'idea di politica appannaggio del più ricco.
Completano il quadro di strambe situazioni e personaggi più o meno probabili, la Baronessa con famiglia al seguito, impegnata dal figlio in un triangolo tra lui, la sua promessa sposa e la maestrina del paese in dolce (ed illegittima) attesa.
Per nulla aiutato dal vescovo, che anzi lo rende oggetto di angherie che paiono più dispetti, don Sandro tenterà di riportare le anime alla fede forzando la mano con qualche miracolo che di divino ha ben poco.
Come commedia dell'arte vuole sarà prorpio un furbo espediente e l'ingegno ingenuo ma non troppo dei "due servitori" di don Sandro ad accompagnare la vicenda verso una conclusione risolutiva, passando per una finta pazzia del parroco, strumento rivelatore di tutte le piccole e grandi magagne del paese.


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venerdì 1 aprile 2011
domenica 27 marzo 2011
"Notte di luna calante"
Quando Benedetto croce incontra l'opera di Basile non ha esitazione a definirla : il più antico, il più ricco ed il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari, spingendosi ad affermare che il Pentamerone sia il più bel libro italiano barocco. [...]
Nell'adattamento teatrale de La vecchia scorticata, decima favola della prima giornata, si è ritenuto opportuno assorbire tutti i suggerimenti e gli stimoli pervenuti da quest'opera tanto poco nota, ma notevole affresco di una realtà seicentesca, dove trovano respiro personaggi popolareschi che vivono pienamente la loro parlata napoletana, sapida di immagini succulente, di precettistica popolare, di doppi sensi burleschi e di contundenti invettive. [...]
Il titolo stesso Notte di luna calante, dato dall'adattamento teatrale della favola, nasce da quel bisogno prorompente e bizzarro del Basile di metaforeggiare intorno all'alternarsi, nella vita degli uomini, del giorno e della notte, del Sole e della Luna... [...]
Ed esse stesse, le due vecchie protagoniste della fiaba, sono due esseri notturni, perchè tanto brutte da farsi vedere poco, e solo al calar del sole, e soltanto quando la luna tende a smorzare il suo splendore. La stessa luna è anche complice di innamoramenti e non si sottrae al ruolo di eterna ruffiana. E quando, per sottolineare momenti importanti, alla prosa si alternano il ballo ed il canto, la favola divenuta prosa si trasforma in commedia musicale.
Chi ama trovare alla fine della storia la consueta morale non è deluso, perché oltre al verso del Sannazzaro dettato dal Basile alla fine della favola (L'invidia, figliuol mio, se stessa macera), può individuarne una più attuale : Vivi la vita sempre con coraggio, senza paura."
Pino Brancaccio
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mercoledì 5 gennaio 2011
"Due partite" di C. Comencini, regia Pino Brancaccio
"In “Due partite” romanzo di Cristina Comencini, vengono messe a confronto, facendole persino scontrare due generazioni differenti.La storia inizia negli anni '60: quattro amiche, una volta alla settimana, si incontrano per giocare a carte.
Nella seconda parte conosciamo le quattro figlie delle quattro amiche del primo atto, indipendenti, capaci di scelte autonome, realizzate nel lavoro.
Le mamme amiche per passatempo, accomunate dal troppo tempo libero e dalla poca libertà; le
seconde amiche senza tempo, troppo impegnate per fare due chiacchiere o
una partita a carte.
Gli uomini, che non compaiono mai ma che
sono argomento cardine di tutti gli sfoghi e le discussioni delle otto donne, cambia nel passaggio generazionale: prima risultano essere i capofamiglia che gestiscono l'andamento della coppia, per poi divenire il memro della coppia da gestire per la seconda generazione di donne.Alla chiusura del sipario resta da chiedersi se, nella conquista dell'indipendenza, della carriera, nello svincolarsi dalla convenzione quotidiana della brava moglie che è anche massaia e compagna fedele e silenziosa, le donne della seconda generazione abbiano davvero guadagnato qualcosa.
Si ha molto più l'impressione che, cambiati gli abiti, i contesti e la velocità della vita, la felicità della donna sia ancora legata ad una serenità difficile da conquistare, sia che si tratti di una manager che di una massaia.domenica 26 dicembre 2010
"Natale in casa Cupiello" di E.De Filippo, regia Gianni D'Ambrosio
Non c'è Natale che sia tale senza "Natale in casa Cupiello". Che sia alla televisione in versione originale con Eduardo e Pupella Maggio, o che sia na riproposizione teatrale dei giorni nostri.
Chiedetelo a Napoli.
Anche le nuove generazioni ormai almeno una volta
ella loro vita hanno rispettato la tradizione.
E chi di noi non ha mai
utilizzato nell'intercalare quotidiano un "...te piace 'o presepio?" o un esaustivo "Tua madre non è una serva. Tua madre non serve!".
Natale in casa Cupiello nasce nel 1931 come atto unico, corrispondente all'attuale secondo atto,in
cui si racconta sostanzialmente di un pranzo natalizio turbato dal
dramma della gelosia. In meno di un anno l'opera riscuote un successo così ampio che fa cominciare due giorni prima la storia
aggiungendo un atto, che diventerà il primo.
Dopo due anni Eduardo aggiunge il terzo ed ultimo atto contro il parere di Peppino che lo riteneva inutile perchè troppo scontato. A
questo punto Natale in casa Cupiello ha finalmente la forma che tutti
conosciamo e che portò Eduardo stesso a definirlo «un parto trigemino
con una gravidanza durata quattro anni».
La trama, ormai notissima, racconta di Luca Cupiello (Pasquale Cirillo), che come ogni Natale, prepara il presepe, fra il disinteresse della moglie
Concetta (Anna Criscuolo) e del figlio Tommasino (Gianni D'Ambrosio), che con dispetto gli ripete che a lui il presepe non
piace.
Ci sono poi i continui litigi tra il fratello di Luca, Pasqualino (Mario Frulio), e Tommasino, detto "Nennillo" dalla madre, entrambi con
il tic del furto.
Ninuccia (Angela Gelardi), l’altra figlia, ha deciso di lasciare il marito Nicolino (Antonio Mennella)
per l’amante Vittorio (Antonio Salvoni), e di scrivere una lettera d’addio; Concetta, disperata,
riesce a farsela consegnare.
La missiva capita però nelle mani di Luca che, ignaro di
tutto, la consegna al genero, che viene così a sapere del tradimento della moglie.
Durante il pranzo della vigilia di Natale, i due rivali, trovatisi di fronte per la
sbadataggine di Luca, si scontrano violentemente.
Nicolino abbandona Ninuccia e Luca,
resosi improvvisamente conto della situazione, cade in uno stato d’incoscienza.
Nel
delirio finale, Luca scambia Vittorio per Nicolino e fa riconciliare involontariamente i
due amanti; e Tommasino gli dirà finalmente che il presepe gli piace.
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sabato 9 ottobre 2010
"Pulcinella...punto interrogativo" regia Liborio Preite
La Metamorfosi è sempre stata parte integrante della genesi e della storia di Pulcinella.La sua origine risale al Seicento, essendo
la sua presenza documentata da diverse raffigurazioni dell'epoca, e si fa risalire la sua prima "apparizione letteraria" ad un testo di Silvio Fiorillo " La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella, scritto nel 1609. Alcuni
tuttavia rintracciano le sue origini nei personaggi delle
"fabulae atellanae" come Macco e Dosseno, di cui conserva
alcuni caratteri esteriori e interiori, come la gobba e il ventre
sporgente, unite ad una certa malizia. L'abito di scena richiama
quello dello Zanni, con l'ampio camicione bianco serrato dalla
cintura nera tenuta bassa sopra i calzoni cadenti .
Insieme al personaggio, anche il nome di Pulcinella è cambiato nel corso
degli anni: inizialmente Policinella, rimasto poi nel francese
Polichenelle, o
Pollicinella. "Policenella nasce ad Aversa come Cetrulo, e parte da da Napoli in compagnia di altri personaggi come Coviello, Pascariello e una lunga fila di capitani vanagloriosi come Matamoros e Rodomonte
che parlavano una lingua franca a metà tra il napoletano e lo spagnolo. Con Silvio Fiorillo approdò nelle grandi compagnie comiche
del nord e divenne l'antagonista di Arlecchino, maschera bergamasca, il servo sciocco, credulone e sempre affamato di quella fame atavica dei poveri diavoli." (Wikipedia).
E proprio in questo testo ritroviamo Pulcinella (Leandro Gallo), al solito sfortunato e con pochi mezzi, al fianco di uno dei suoi antichi amici Coviello (Salvatore Pagano), in questa vicenda servitore di un giovane nobile e bello (Peppe Collaro), dedito al vino, agli amici ed alle donne, ma fortemente invaghito di una ingenua ragazza borghese (Debora Minghelli).
Ostacolo tra i due sarà il vecchio padre di lei (Gianni Ilardi), astrologo per passione più che per competenza, convinto che la figlia
abbia il destino scritto nelle stelle, e che saranno queste ultime a
dirgli il da farsi per sistemare la ragazza con un ottimo partito. Sarà questa la vicenda principale in cui, loro malgrado, si ritroveranno convolti i tre servitori Pulcinella, Coviello e lo stupidissimo Scatozza (Gianni D'Ambrosio), dando vita ad equivoci e travestimenti mentre cercano di consegnare delle lettere alla fanciulla, ma che saranno confuse con ordini per il droghiere...tutto mentre Pulcinella cercerà di conquistare la bella Rosetta (Titti Mauro) a servizio nella casa del vecchio astrologo.
La storia volge al lieto fine, grazie, come la commedia dell'arte insegna, ad un inganno ben ordito dal "servitore scaltro" Coviello.
Tutta la rappresentazione è accompagnata dalle voci di Gino Vituperio (baritono), Rosaria Ascione (soprano), Angelo Scarpati (tenore), e Liborio Preite (baritono), che cantano una Napoli ed una napoletanità che fu con dei ritmi post-rinascimentali e una concertazione di voci elegante e senza pari.
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