martedì 15 gennaio 2013

"I Gemelli napoletani", ovvero "I Menecmi"

19, 20, 26, 23 e 27 Gennaio 2013
al Teatro Sant'Anna di Torre del Greco

“I Gemelli napoletani” è la riscrittura originale della commedia latina di Plauto “I Menecmi”, di cui conserva tutti i caratteri di teatro popolare ma ne amplia il divertimento così da farlo diventare un capolavoro dell'arte comica. Si tratta della cosiddetta commedia degli equivoci che presenta un susseguirsi di situazioni confusionali, comiche per necessità. I protagonisti sono due gemelli, uno vissuto a Pompei e l’altro a Siracusa, ovvero lo stesso attore che si dimena a destra e a manca, nell’alternarsi serrato dell’interpretazione dei due gemelli che sembrano rincorrersi sulla scena senza afferrarsi mai. Una moglie gelosa e asfissiante, un’amante da accontentare, un tradimento da occultare, un pranzo, un mantello, un bracciale, un suocero, i due servi, l’uno napoletano e l’altro siciliano, i continui scambi di persona, i fraintendimenti… sono gli ingredienti di uno spettacolo che punta a valorizzare la sequenza dei colpi di scena esilaranti e spassosi, ridando vita a quel genere di comicità naturale che fa leva sul gioco degli equivoci, sui paradossi, sulla confusione, sull’esasperazione delle passioni; e che sa strappare il riso facendo ricorso alle battute piccanti unite ad una travolgente caratterizzazione dei personaggi. Che la commedia degli equivoci abbia inizio!"


Angela Gelardi






venerdì 30 novembre 2012

"L'anniversario"

15, 16, 22, 23 e 26 Dicembre 
al Teatro Sant'Anna di Torre del Greco

"Pino Brancaccio, dopo il successo avuto nella passata stagione teatrale con "Serata a sorpresa", in questo nuovo lavoro si ritrova ancora una volta intrigato in dinamiche familiari e tensioni che si vivono nell'ambito delle mura domestiche.
"L'anniversario" è una commedia in due tempi, dove le tensioni e la solitudine accumulate da due attempati genitori nella loro grande casa, un tempo condivisa con i quattro figli, determinano addirittura l'annullamento della festa per l'anniversario di matrimonio.
E' la sindrome del nido vuoto, della mancanza di progetti a creare attriti e nervosismi.
I due coniugi vivono di scontri, di ripicche, spinti irrazionalmente a trovare nei loro battibecchi una ragione di vita. Discutono animatamente e litigano per fatti accaduti anni addietro, per accaparrarsi il ruolo di protagonista della scena familiare.
Ed in questo loro "quotidiano egoismo" a volte dimenticano le ragioni e le difficoltà vissute dai loro figli.
La loro ansia per questo giorno particolare, che è l'annoversario di matrimonio, arroventa ancora di più il menàge familiare, ed allora basterà un banale motivo perché la festa si cancellata. Come è consuetudine dell'autore, nella commedia albergano storie con tematiche di attualità e personaggi della più schietta tradizione teatrale.
Alla fine saranno i figli a risolvere l'inghippo familiare usando il bagaglio di tenerezza e di affetto che hanno ricevuto dai genitori. E' come se l'amore dato tornasse al mittente, E' come se l'amore, fluido tonificante e rigenerante, regnasse per sempre in un tempo circolare dove il passato e il futuro si congiungono."

Antonella Pirone

lunedì 26 novembre 2012

"C'era una volta...Pinocchio!": impressioni di uno spettatore e note del direttore artistico.



"Di ritorno dalla visione dello spettacolo teatrale "C'era una volta...Pinocchio", ideato e diretto dalla bravissima Erminia Sannino e frutto dell'intera associazione Mediamusical, non posso che condividere con voi tutti queste mie libere impressioni: Solitamente proporre il genere letterario della "favola" come modo di intrattenimento dei fanciulli ed ancor di più degli adolescenti, ai tempi di...
oggi, appare purtroppo anacronistico e fuori luogo, in quanto non susciterebbero l'interesse e l'attenzione di nessuno, se non addirittura suscitare la derisione. I social networks ed i media non sempre svolgono una funzione utile ma, spesso, confinano i sogni dei ragazzi in un mondo virtuale che non li aiuta a rapportarsi con i propri simili ed a sviluppare il senso del ragionamento. La bravura di Erminia, attraverso questo lavoro teatrale che è andato al di là delle aspettative degli stessi interpreti, è stata principalmente quella di far "gustare, assaporare" un qualcosa che molti ragazzi avevano già da tempo accantonato o persino non conosciuto : la favola. Attraverso un linguaggio moderno e, quindi, consono al mondo giovanile è riuscita a dare una "veste" nuova all'intramontabile favola di "Pinocchio" in modo che essa potesse passare, con i suoi alti valori, e fare ingresso nella coscienza dei più giovani. la contrapposizione tra il "Pinocchio/burattino" dei tempi antichi con il "Pinocchio/ ragazzo" dei nostri giorni sottolinea sempre più l'attualità dei valori che questa favola ancora e sempre trasmetterà al mondo adolescenziale. Il lavoro acquista ancor più un alto pregio in quanto la chiave metaforica con la quale ogni sua scena si è voluta raffrontare, è posta ben in evidenza dalle stesse battute teatrali degli interpreti, tutte tese a far comprendere al pubblico, soprattutto quello più giovane, che "il successo, il potere, la mancanza di sacrificio ed in generale tutte le lusinghe del mondo" sono quei "mali della società" dai quali spesso il soggetto debole, come lo è il fanciullo, può essere "inghiottito" ( prendiamo ad es. la balena della favola); non a caso il protagonista, il bravissimo Roberto Della Capa, quasi al termine dell'opera, passa in rassegna tutti i personaggi attribuendo loro la "veste moderna" positiva o negativa che indossano nella società odierna. Il contrasto tra la bugia e la verità, tra bene e male, tra giusto e sbagliato, che ogni uomo prova nel continuo relazionarsi con gli altri e nelle scelte della propria esistenza, è saggiamente posto in rilievo dalle bravissime "narratrici fuori campo" che guidano il pubblico nella corretta visione delo stesso. Come non farsi trasportare dalla verve ironica della bravissima Giusy Pernice, dinanzi alla quale sembra di rivedere una nascente Pupella Maggio . Bellissima la coreografia che ci richiama al "libro" in un duplice significato : !) il libro come "favola da raccontare"; 2) il libro come "insieme di pagine della nostra vita che, tra mille imprevisti e peripezie, la colorano di esperienze" (un plauso a Salvatore Di Lecce ed a chi ha collaborato con lui).
In ultimo vorrei sottolineare una cosa molto importante che rende la regia di Erminia degna di riconoscimento : l'aver aggregato tanti giovani, adolescenti che, nel lavorare insieme, hanno per un attimo compreso che oltre internet ed il mondo virtuale esiste una realtà bella ed inimmaginabile che con le proprie forze, seppur limitate o grandi che siano, si riesce a costruire con l'armonia, la collaborazione e l'impegno di tutti. Ella ci insegna che dai giovani può nascere tanto, che attraverso l'impegno e la perseveranza, anche i sogni all'apparenza irrangiugibili, possono divenire un qualcosa di realizzabile, che a volte sottovalutiamo le nostre competenze e che, se opportunamente valorizzate, ognuno può dare quello che neppure riuscirebbe ad immaginare: Erminia ha dato la possibilità a tanti ragazzi di amare il teatro, di avvicinarsi ad un genere letterario desueto, ad uscire dall'anonimato teatrale ( il cui mondo spesso premia i più adulti) dando loro l'occasione di sprigionare i talenti che, nascosti,non si sapeva neanche di possedere.
Il non aver menzionato nominalmente tutti non significa che il lavoro degli altri sia da porre in secondo piuano: tutti sono stati bravissimi perchè hanno formato una squadra capiatanata dauna regista che, seppur alle prime armi, ha dimostrato che con il cuore, e non solo la fredda competenza, si possono raggiungere le alte vette . Grazie Erminia e grazie alla Mediamusical che, pone tutti noi in grado di poter ricevere formazione e dare operativamente i frutti di essa.
Spero e mi auguro che non ci si fermi a questa esperienza!
!"

Antonio Candurro



"Decisamente è bellissimo catalizzare verso le attività teatrali i giovanissimi perchè a teatro s'impara a rispettare le regole, a gestire il proprio corpo, ad allenare la memoria, a stare con gli altri, a relazionarsi con le generazioni meno giovani, ad ascoltare, a confrontarsi, insomma il teatro fa crescere. E quello che si capitalizza a teatro nella vita servirà sempre, anche se nella vita non si farà l'attore per professione. E noialtri che siamo i cosidetti "responsabili" abbiamo il sacrosanto dovere di saper dare gli "imput" giusti con autorevolezza ed equilibrio."

Pino Brancaccio


martedì 30 ottobre 2012

"C'era una volta...Pinocchio!"

"Con la sua compagnia di giovani attori, Erminia Sannino ci porpone uno spettacolo che, pur nella sua semplicità, è ricco di rifelssioni e suggestioni. La narrazione è lineare come in una favola (appunto quella celeberrima di Carlo Collodi "Pinocchio"), ma nello spettacolo emergono chiare considerazioni.
In primis il condizionamento operato dai mass-media e gli status-symbol esibiti a dismisura, che ci rendono tutti un po' burattini, sempre in bilico tra Bugia e Verità, Fantasia e Realtà: per questo vedremo in scena due burattini, uno è il pinocchio della favola, l'altro è il ragazzo di ieri, di oggi o domani, ma entrambe tetnati dalle medesime lusinghe del mondo.

L'autrice, con passione materna, no manca di sottolineare che il delicato rapporto tra genitori e figli va nutrito di paziente dialogo e sconfinato amore. Un dialogo ed un amore pervasi di fantasia ma che non tralasciano il senso reale della vita. Perciò la favola tramandataci dai nostri nonni risulta ancora attuale, perché essa vive in quel confine esiguo dove, illuminata dalla luce dell'amore, albergano Fantasia e Realtà...Bugia e Verità...(in fondo) i personaggi della favola sono caratterizzati guardando a quelli che sono i tic della nostra quotidianità.

E come ultimo pregio del lavoro della Sannino, emerge il linguaggio usato dai personaggi: a tratti favolistico ed a tratti attuale e metropolitano, anche esso teso a ricondurre l'altra luce della vita vissuta tra sogno e realtà...Bugia e Verità."

Pino Brancaccio

giovedì 11 ottobre 2012

"Stimatissimo pubblico...!"

Sabato 27 ore 20:30
Domenica 28 ore 18:00


Teatro Sant'Anna, Torre del Greco.


Ah la crisi!

Quella economica, quella della meritocrazia, quella delle capacità reali e del buonsenso.

Siamo circondati dalla crisi.

Non c'è più un passo che si possa fare senza sentire gli scricchiolii delle famiglie che faticano a chiudere il mese in pari, i crucci dei piccoli imprenditori, dei negozianti che sembra pedalino ormai in salita senza possibilità di incontrare un piano di sosta...

Forse in pochi ci pensano, ma anche gli attori, i musicisti, le orchestre ed orchestrine varie, gli impresari, gli autori, i costumisti ed i componenti delle macchine artistiche più piccole mangiano pane e crisi da un po'...

Non vi ricorda la trama di un film?

 C'erano Lui, Lei, una compagnia di cantanti/ballerini, gli americani e si faticava per raggranellare il pasto quotidiano.
E non era il 2012. Ma gli anni '40. Sebbene, tolta la guerra, i nostri protagonisti sembra somiglino molto a Dea Dani e Mimmo Adami.

Tra litigi, punzecchiature, amarezze e nostalgie, i nostri rientrano da un'ennesima delusione, da un altro buco nell'acqua, che li porta ancora una volta a contarsi gli spicci in tasca ed a fare i conti con la bassa qualità imperante.

Bassa qualità non solo del prodotto finale offerto al pubblico sottoforma di spettacoli teatrali, film, canzonette o programmi tv: purtroppo la qualità dell'offerta segue la scarsa levatura della domanda...

E quindi, per il piacere del pubblico, ecco i nostri navigati ed esperti artisti circondati da pseudo-ballerine uscite da ameni programmi tv, tronisti (ancora non abbiamo ben capito quale sia il loro posto nella società produttiva) che d'improvviso si credono attori, cantanti che presentano programmi tv ed artisti con esperienza ed un buon curriculum che...si trovano a casa, a filare la lana.

Di quale "Stimatissimo pubblico" parliamo allora?
Parliamo di quelli che ancora distignuono scientemente la musica dal "Ballo del cavallo"; di quelli che conoscono anche De Sica padre e non solo De Sica figlio; di quelli che almeno una volta nella vita hanno speso una serata a teatro a vedere un testo che non sia ricavato da un programma tv, da un'accozzaglia di scenette comiche viste sui canali privati; di quelli che almeno un libro ogni tanto lo leggono...ebbene si, ci rivolgiamo a voi.

Voi che siete ancora capaci di apprezzare un modesto ma onesto spettacolo, fatto da persone con un po' di esperienza, che non hanno mai pensato di salire sul trono, ed il cui unico scopo è regalarvi due serate di musica e sorrisi, di colori e simpatia, un po' sull'onda della nostalgia per altri tempi, altri luoghi ed altre società, ed un po' speranzosi che alla fine un buon curriculum, nonstante tutto, trova il modo di ripagarti.

Carmela Esposito.






martedì 17 aprile 2012

"Arezzo 29...in 3 minuti" di Oscar ed Olimpia Di Maio, regia R.Accardo


In un basso di Napoli, nel non troppo lontano 1980, Salvatore (Liborio Preite) e sua moglie Vincenza (Maria Accardo) sopravvivono ad un matrimonio iniziato per amore ma incagliatosi per l'impossibilità di avere figli, e che ora arranca nella routine dei litigi quotidiani e dei sospetti di infedeltà.
Lui tassista, lei usuraia, abitano la stessa casa ma non vivono la stessa famiglia.

Fino a quando, per caso o per decisione del destino, arriva in casa un "trovatello", che Vincenza decide subito di voler tenere con se.

In realtà il bambino dei genitori li ha, e questi non tarderanno a palesarsi, rivelando come i sospetti della moglie verso Salvatore non fossero poi così infondati...

Nel dipanarsi della vicenda Vincenza e Salvatore si troveranno "aiutati" loro malgrado dal compare vecchio amico di famiglia Don Gennaro (Pasquale Cirillo) e da sua moglie Maddalena (Anna Criscuolo), che forse riescono spesso più d'impiccio che di sollievo.

 Sebbene si tratti di una vera e propria tragedia, il tono della commedia di Di Maio è ironico e sarcastico, lasciando alla fine le riflessioni sul dolore vivo di una donna che vuole essere madre con tutte le sue forze, e di un uomo che è disposto a qualunque cosa, anche a stravolgere il suo carattere remissivo e codardo pur di far valere il suo diritto di padre.

 Il finale apre alla speranza  che, anche il più fetente dei fetenti (un ottimo Ciro Di Franco) abbia in realtà dei buoni sentimenti, nonostante trovi meno grave vendere dei bambini rispetto al tradimento della moglie Gisella (Titti Mauro).

In scena al Teatro Sant'Anna dal 17 al 29 Aprile, una tragedia esilarante, una commedia atrocemente triste che ci lascia un pensiero in testa: a cosa può arrivare una persona per salvare la propia dignità, per ottenere i suoi obiettivi, per difendere i prorpi diritti...se solo vuole?


Carmela Esposito






martedì 27 marzo 2012

"Sorde, cunfiette...muzzecate" di N.Abruzzese e G.Ciavolino, regia N.Abruzzese


Dalla penna di Giacomo Ciavolino e Nunzio Abruzzese una commedia che rivisita la scarpettiana, lasciandola avanzare sulla linea temporale dall'ottocento fino al ventunesimo secolo.

La storia di due giovani innamorati (Salvatore Pagano ed Ida Fiore), in una famiglia matriarcale in cui il pane a casa si porta con piccoli imbrogli e simpatici raggiri, ci accompagna come filo conduttore tra gag, strambi vicini di casa, zii finti ciechi e signore perbene...ma solo a prima vista!

Tra una canzone ed una macchietta, si scopre che il destino e la fotruna in certe cose non c'entrano affatto: la storia ed i destini della famiglia seguono i piani della Zia tutrice e matriarca (Rosanna Aprile) che, come tutti nella commedia, ha il suo segreto da rivelare...

In questo testo Gianni D'Ambrosio, Pino Brancaccio, Andrea Di Ronza e Nunzio Abruzzese reinterpretano le maschere miserande dell'animo umano, regalandoci momenti di ilarità e simpatia.
In fondo ridere delle miserie dell'uomo è ciò che ha fatto grande il teatro da sempre.





martedì 28 febbraio 2012

"Serata a sorpresa" di P.Brancaccio, regia Pino Brancaccio


A che età è conveniente smettere di divertirsi?
A che età non è più permesso che ci si innamori?
E che ti po di amici si possono avere "ad una certa età"?

Sono le domande che si pone il testo scritto e diretto da Pino Brancaccio, e presentato in esclusiva per nove serate al Teatro Sant'Anna.


E' la storia di Teodorico (Pino Brancaccio), vedovo da molti anni, che ha cresciuto da solo i suoi due figli Matteo (Antonio Salvoni), tendente all'iper-controllo, precisino ed anche un po' ansioso, e Milena (Angela Gelardi), un po' mistica, un po' suora laica con la tendenza al melodramma.


Ora che ha "una certa età" i due figli si sentono in dovere di pensare a dove mettere il padre, a cosa farne, in un paradossale accostamento della persona ormai non più giovane ad un oggetto ingombrante di cui nessuno vuole occuparsi.


A completare il coro dei parenti, c'è Goffredo (Antonio Liguoro), marito di Milena, giudice di professione e moralista per vocazione, convinto che la soluzione migliore sia portare Teo in un convento per un ritiro, in attesa dela sua morte.


Ma Teo sta benissimo, si sente ancora vivo e con la voglia di divertirsi, di vivere la sua vita insieme ai suoi "particolarissimi" amici, per nulla ben visti dal condominio e dalla famiglia di Teo stessa.


Ed è durante i preparativi per una festa organizzata dagli amici Gianni (Gianni Ilardi), Ciccio (Andrea Di Ronza) e Roberto (Roberto Della Capa), che Teo incontra l'amore nell'inaspettatamente propompente e sensuale signorina Ermelinda (Erminia Sannino), procace coinquilina innamorata da sempre del nostro protagonista.


La festa inizia, con buona pace della verace portiera (Clara Salvoni) che ha poca simpatia per tutta quella chiassosa combriccola.
Così tra barzellette interrotte, liti tra la diva della comitiva Gisella (Giusy Pernice) ex cantante di varietà, Carlotta (Loredana Fiorentino) presunta ballerina ed Emilia (Mariagrazia Esposito La Rossa), una rediviva maestrina dalla penna rossa, e l'esibizione degli amici tangheri Gaetano Di Matteo e Marina De Iorio, la festa si conclude in modo...inaspettato.




Anche se nella realtà non è sempre possibile smuovere le coscienze, e tantomeno le convinzioni di chi ci ha già inquadrati in uno scomparto ben definito dandoci delle caratteristiche (vecchio, incapace di badare a sé, distratto) che spesso non meritiamo, questo testo chiude con la speranza.

Tra risate ed allegria ci lascia la speranza che, chi ci vuole bene alla fine ci comprenderà, riuscirà a mettersi nei nostri panni e, invece di giudicarci, controllarci e tenerci a bada, inizierà ad aiutarci davvero, affiancandoci nelle nostre scelte e non scegliendo al posto nostro.




Carmela Esposito







Gianni Ilardi (Gianni) e Loredana Fiorentino (Carlotta).

Angela Gelardi è Milena.
La comitiva al completo: Andrea Di Ronza (Ciccio),
Giusy Pernice (Gisella), Loredana Fiorentino (Carlotta)
Mariagrazia Esposito La Rossa (Emilia), Erminia Sannino
(Ermelinda) e Pino Brancaccio (Teodirico).
Roberto Della Capa è Roberto.
Giusy Pernice è Gisella.













martedì 14 giugno 2011

"E' asciuto pazzo 'o parruchiano" di G. Di Maio, regia Leandro Gallo



La storia è ambientata a Pietrascura, tipico paesello contadino, "dove credenze popolari e misticismi sincretizzati di superstizioni e religione fanno della gente una bandiera al vento della parola più forte".

Tutto si svolge nella casa del parroco don Sandro, della sua perpetua donna Rosa e del  sacrestano Modestino.
Mentre il parroco cerca ad ogni costo di risolvere al meglio le piccole e grandi beghe di paese, ricorrendo spesso ad ingenui sotterfugi, la perpetua ed il sacrestano Zanni non mancano mai nel dire la loro su ogni vicenda.

Le autorità di paese, nelle figure del sindaco, dell'assessore e della moglie di quest'ultimo, che non è esattamente una santa,  sembrano rispecchiare un'idea di politica appannaggio del più ricco.

Completano il quadro di strambe situazioni e personaggi più o meno probabili, la Baronessa con famiglia al seguito, impegnata dal figlio in un triangolo tra lui, la sua promessa sposa e la maestrina del paese in dolce (ed illegittima) attesa.

Per nulla aiutato dal vescovo, che anzi lo rende oggetto di angherie che paiono più dispetti, don Sandro tenterà di riportare le anime alla fede forzando la mano con qualche miracolo che di divino ha ben poco.

Come commedia dell'arte vuole sarà prorpio un furbo espediente e l'ingegno ingenuo ma non troppo dei "due servitori" di don Sandro ad accompagnare la vicenda verso una conclusione risolutiva, passando per una finta pazzia del parroco, strumento rivelatore di tutte le piccole e grandi magagne del paese.














"L'anniversario"

"C'era una volta...Pinocchio!"